“E’ in linea con il suo modo di vivere.”

Quando due giorni fa ho saputo del terribile incidente di Alex Zanardi, ho fatto questo pensiero. Non ho cavalcato l’onda emotiva e mi sono limitato ad osservare. Quello che ho visto è incredibile. E’ incredibile come un uomo speciale sia riuscito a riunire i sentimenti di tutti. Sportivi e non. E’ come se fossimo tutti ai lati di una strada di un arrivo immaginario, a fare il tifo per lui.

Uomini e donne. Campioni e semplici osservatori dello sport. Tutti uniti nella speranza. Perché non puoi non ammirare Alex Zanardi. E pensare che fino al 2001 lo conoscevano solo gli addetti ai lavori e gli appassionati di corse. Fino a quel 15 settembre, quando sul circuito di Lausitzring, a 130 chilometri da Berlino, un disastroso incidente spezza in due la sua vettura. Gambe amputate, protesi e carrozzina. Ma come dice Alex :”Ho saputo guardare a quello che era rimasto, non a ciò che mancava”

Da quel 2001 nasce l’Alex Zanardi che noi tutti abbiamo avuto la fortuna di conoscere.

Nasce per tutti noi, lui così lo è sempre stato. Umile, curioso e appassionato. Talmente amante della vita e dello sport che torna a gareggiare come simbolo dello sport mondiale. Non più in auto ma in carrozzina, con la sua handbike nelle attività paraolimpiche e vince quattro medaglie d’oro tra le Olimpiadi di Londra (2012) e di Rio (2016). Come non bastasse, nel 2019,  stabilisce il nuovo record paralimpico all’Ironman Italy di Cervia, chiudendo la gara in 8 ore 25 minuti e 30 secondi.

Alex Zanardi è un sorriso sincero e ha una voglia di vivere impetuosa.

Ha sempre rifiutato la pietà e ha saputo scorgere l’opportunità in ciò che gli è capitato. Lo sguardo sempre proiettato al futuro, allo sport ma non necessariamente alla prestazione. Perché come gli piace affermare: “Lo sport viene spesso confuso con la prestazione. I limiti sono decisi da altri. Ma ognuno deve capire i suoi.”

Io l’ho conosciuto ad un Ironman 70.3 fatto in Slovenia qualche anno fa. Di lui mi sorprese la sua autenticità, la sua coerenza e il suo essere verace. Ricordo che venne presentato come il super-ospite della manifestazione, ma ai microfoni sembrava quasi fuori luogo, intimidito e intimorito da tanta attenzione. Perché per lui lo sport è quello fatto, sudato e sofferto. Il suo habitat naturale è la strada non le stanze chiuse.

Ecco perché allora da venerdì, la sua sfida, la sua nuova sfida, è concedersi un’altra chance per uscire da quella stanza d’ospedale. Per poter brillare ancora, perché come dichiarò dopo aver battuto il record all’Ironman di Cervia “Se la vita continua a donarmi questo tipo di regali, penso che vivrò fino al 200 perché voglio godermi tutto.

Eccoci qui Alex, a tifare tutti per te.

Siamo milioni di persone in tutto il mondo che vorrebbero vivere un solo giorno alla Zanardi, per assaporare il tuo modo di vivere, e il tuo rispetto per la vita.

Forza Alex, forza!