Finalmente si riparte.

Lo si fa a macchia di leopardo, ma qualcosa sembra muoversi. E’ pur sempre una parvenza di normalità. Nel prossimo weekend, infatti, diverse regioni torneranno alle competizioni. L’ultima volta che ci si è trovati tutti assieme sul bordo vasca era inizio Marzo. Fuori la primavera bussava e ricordo che quel sabato sembrava un anticipo di estate. Da lì a poco la Federazione, a causa dell’emergenza sanitaria, avrebbe sospeso tutte le attività. Niente Campionati Italiani di Categoria, niente Campionati Italiani Assoluti. Fine, stop. Sì, qualcosa è tornato a muoversi in estate inoltrata, ma dopo quasi quattro mesi di stop, è stato un ritorno a singhiozzo. Oggi fa freddo. Qui a Milano ha pure nevicato nei giorni scorsi e di tempo da quell’ultima gara sembra esserne passato un’eternità.

Il mondo del nuoto in questi mesi ha sofferto più di altri la crisi generata dalla pandemia e qualsiasi gestore, allenatore e atleta potrebbe raccontare storie incredibili su quanto gli è accaduto. C’è chi non ha potuto riaprire il proprio impianto, professionisti che hanno continuato ad allenare pur senza ricevere lo stipendio e atleti costretti a ‘migrare’ per portare avanti un sogno personale. Tutti hanno dovuto subire l’ineluttabile.

La cosa che ci ha accomunato in questi mesi è stata l’ardente voglia di tornare a respirare l’odore di acqua clorata. Il desiderio di gridare quel ‘a posto, via!’ ai propri atleti, ‘riabbracciare’ i propri compagni, il sentire nuovamente le farfalle nelle stomaco prima della competizione. Di cose ne sono state dette e scritte sullo sport. Si è parlato di riforma e di tutele. Ad un certo punto sembrava avessero importanza solo alcune fasce di atleti, per poi capire che in realtà sono importanti gli atleti tutti. Sì, perché il nuoto è uno sport che non vive di sponsorizzazioni, ma degli euro che le famiglie pagano annualmente alle società di appartenenza. E se viene a mancare quella base, anche chi sta più in alto nella scala gerarchica, rischia di non poter più nuotare.

Finalmente questo weekend i ragazzi torneranno a ‘casa loro’, in quelle vasche che per anni li hanno visti nuotare e competere. Vincere e perdere. Sorridere e piangere. Gioire e fallire. Torneranno a cimentarsi uno contro l’altro, sfidando se stessi e il cronometro proprio come qualche mese fa.

Questo è solo l’inizio, si spera.

Come tutte le crisi, questa pandemia ci da una possibilità, una strategia di rilancio. Questa deve essere un’occasione per pensare in positivo e immaginare un futuro diverso per lo sport. Il sistema va certamente rivisto. Qualche anno fa ho avuto la fortuna di assistere per una settimana agli allenamenti della squadra di nuoto delle Berkeley University in California. Lì ho capito quanto lo sport non fosse solamente un fatto puramente allegorico, ma quanto la cultura sportiva impattasse in termini culturali ed economici sull’intera comunità, in una rapporto quasi simbiotico e certamente virtuoso.

Ridefinire il nostro sistema in questi termini pare utopistico.

Anche se alcune realtà, vedi per esempio la Bocconi di Milano, stanno cercando di attuarlo. L’obiettivo è quello di ripensare lo sport, in un ottica di lungo periodo. Ridando importanza alle attività di base, alla didattica a scuola e riservare ai professionisti del settore, tutele e garanzia reali.

La strada è ancora lunga. Per il momento godiamoci il ritorno in vasca del prossimo weekend.

Buon nuoto a tutti!